Tra gesto, memoria e visione critica, alla galleria Thaddeus Ropac di Milano, la mostra Dialogues are mostly fried snowballs, analizza il rapporto tra i due grandi artisti Duchamp e Sturtevant, mettendo in luce il potenziale dei ready-made, il riadattamento dei paradigmi storici e l’evocazione di mappe ermeneutiche alternative.
Gli oggetti scelti da Marcel Duchamp (Francia, 1887 – 1968), come lo Scolabottiglie (Porte-bouteilles, 1914/64) e Fountain (1917), acquistano valore mediante l’atto selettivo dell’artista.
La decisione stessa assume il ruolo di principio creativo: “L’idea più importante uscita dal mio lavoro rinnova ciascun segno in dispositivo teorico e guida il percipiente verso una comprensione più profonda”.
Elaine Sturtevant (Stati Uniti, 1924 – 2014) interviene su modelli consolidati, rivelando come l’ambiente e il tempo ridefiniscano il senso dell’opera.
Le sue versioni di Fountain e dei rotoreliefs creano prospettive non convenzionai e sequenze inattese.
In parole proprie, dichiarava: “L’originalità è troppo limitante. Essere un grande artista è la cosa meno interessante a cui io possa pensare.”
La riproduzione diventa così strumento di indagine, capace di generare nuove letture.


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