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L’Unicorno è una creatura che, nella maggior parte delle narrazioni, non si lascia catturare.
Può essere intravisto, cercato, forse incontrato, ma non posseduto.
Questo aspetto è decisivo: ciò che è davvero prezioso non si offre mai come un oggetto.
L’armonia, il bene, la bellezza e il sacro non sono cose che si conquistano con la forza; richiedono una disposizione interiore.
L’Unicorno diventa così la metafora di tutto ciò che può essere accolto, creduto, interpretato.
È una figura che custodisce il mistero senza dissolverlo.
E l’essere umano, fin dall’infanzia, sembra avere bisogno non solo di risposte, ma anche di misteri abbastanza affascinanti da meritare una ricerca.
Per questo gli Unicorni continuano ad affascinarci.
Sono il simbolo di una domanda che vale la pena non smettere mai di porci: esiste qualcosa che supera ciò che possiamo verificare?

A volte, la casuale conversazione tra chi ha appena iniziato a “guardare il mondo” e chi ha “imparato” che non tutte le verità possono essere dimostrate, può essere molto interessante.


Bambina: Lo sai che gli Unicorni esistono?
Donna: Ne sei così sicura?
Bambina: Sì. Solo che si nascondono da chi non ci crede.
Donna: Non ci avevo pensato. Dimmi, come fai a riconoscere qualcosa che gli altri non vedono?
Bambina: Perché quando ci penso mi sento felice.
E le cose che fanno bene non possono essere tutte inventate.
Donna: Hai ragione.
Forse non tutto ciò che è vero si lascia toccare con le mani.
Bambina: Quindi gli Unicorni sono veri?
Donna: Dipende da cosa intendi per “vero”.
Se mi chiedi se un giorno ne troveremo uno in un bosco, non lo so.
Ma se chiedi se esistono persone o eventi meravigliosi, allora sì.
Bambina: Gli adulti dimenticano queste cose?
Donna: A volte smettono di fare domande e iniziano a cercare solo risposte. È un modo per sentirsi al sicuro, ma può togliere un po’ il respiro…
Bambina: Io continuerò a cercare gli Unicorni.
Donna: E io spero che, mentre li cercherai, tu non perda mai la capacità di stupirti.
Perché forse il vero Unicorno non è proprio l’animale che immagini, ma quello sguardo capace di riconoscere il fascino senza aver bisogno di possederlo.
Bambina: Allora, forse, gli Unicorni hanno bisogno proprio di quel tipo di sguardo per lasciarsi trovare?
Donna: Probabilmente sì.
Se è così, hanno scelto un’ottima esploratrice.

Dedicato a Benny.
Photo by Mara Triplete Bonazzi

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