C’è un momento in cui l’Infinito si ribella al lasciarsi chiudere in una forma imposta.
È quando tentiamo di contenere il grande dentro il piccolo.
Accettare il “piccolo” dopo aver vissuto il “grande” è difficile perché la mente non è neutrale ma si espande con l’esperienza.
Una volta che hai vissuto qualcosa di vasto, provato un’emozione intensa, un’idea profonda, un momento di pienezza, il tuo sistema di riferimento cambia.
Ciò che prima bastava, ora, appare insufficiente, non perché sia davvero più povero, ma perché si è diventati più esigenti.
Mentalmente ci abituiamo al grande e iniziamo a misurare tutto rispetto a quell’ampiezza.
Il piccolo, allora, non ci pare semplicemente più contenuto: diventa una riduzione, quasi una perdita.
La mente fatica ad accettare ciò che percepisce come un ritorno indietro anche quando non lo è davvero.
Il grande spesso ci fa sentire più vivi, più definiti, più potenti mentre, il piccolo, porta sempre in sè l’ombra di ciò che lo supera.
Ma qui si apre un’opportunità: il piccolo non è necessariamente il contrario del grande.
Per coglierla bisogna giocarsi la carta del cambiamento, quella del Joker.
Puntare tutto su ciò che sfugge al controllo, sull’evento inatteso, sull’elemento che scompagina l’ordine.
Bisogna cambiare lo sguardo: non vedere più il piccolo come una diminuzione ma come il luogo in cui il grande può continuare a vibrare, in modo più silenzioso.
Photo by Mara Triplete Bonazzi


One response
Questo ”spaccato di grandezze” l’ho vissuto in un altro aspetto…..
E’ difficile contenere l’ampiezza di ciò che si è vissuto.
Davvero si percepisce una perdita, una inequivocabile riduzione.
Il segreto sta nell’adeguarsi – pur con nostalgia – nell’osservare tutto da un’altra prospettiva, consapevoli della forza di aver vissuto ”in grande”.