La persona che non sbaglia mai non ha nessuna possibilità di realizzarsi.
In realtà, è una persona che non agisce davvero.
L’errore è il punto in cui il limite entra in contatto con il desiderio.
Sbagliare significa esporsi, mettere in gioco un’ipotesi su di sé e sul mondo; evitare l’errore, invece, implica restare entro confini già noti dove nulla viene realmente trasformato.
L’errore è ciò che incrina le certezze e costringe il pensiero a riorganizzarsi.
Senza di esso non c’è crisi e senza crisi non c’è sviluppo.
Una vita senza errori sarebbe una vita immobile, priva di autentica scelta, perché scegliere significa sempre rischiare di fallire.
Realizzarsi non coincide con l’essere impeccabili ma con l’attraversare consapevolmente i propri fallimenti, integrandoli in una narrazione più ampia di crescita.
Chi non sbaglia mai rinuncia, di fatto, alla possibilità di diventare Altro da ciò che è già.
E in questa rinuncia si cela la vera perdita: non l’errore evitato, ma la vita non vissuta.
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