Le parole non dette galleggiano nella nostra vita come oggetti affidati a un fluido che non conosce confine.
Non scompaiono ma restano sospese tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.
E proprio perché non hanno avuto la concretezza della parola possono assumere infinite forme nella nostra immaginazione.
Da esse nascono le attese. Attendiamo un gesto, una confidenza, una vibrazione complice, una conferma.
A volte, l’attesa, quando si mescola troppo con il silenzio, rischia di trasformarsi in illusione e si inizia a riempire il vuoto con significati che non esistono e a scambiare il possibile per il reale.
Forse è questo il paradosso delle parole taciute: hanno il potere di mantenere aperto ciò che la realtà avrebbe già chiuso.
Così impariamo che il silenzio non è sempre assenza ma è una presenza ingombrante, una domanda senza risposta.
Accettare che alcune parole rimangano non dette significa riconoscere un limite fondamentale dell’esistenza: non tutto ciò che immaginiamo può diventare realtà e non ogni attesa merita di essere nutrita.
Le parole che galleggiano nella nostra vita ci chiedono una scelta: continuare a inseguirle nel riflesso delle nostre speranze oppure lasciarle andare, affinché il silenzio torni semplicemente a essere silenzio.
Photo by Mara Triplete Bonazzi


One response
Il silenzio che lascia le porte delle possibilità o delle impossibilità aperte, il silenzio può confondere; può anche confortare permettendoci di ricreare più volte le risposte ogni volta diverse. Il silenzio può piacere anche senza capirlo, come del resto le parole dette che non capiamo…