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C’è qualcosa di profondamente intimo nel ripercorrere, passo dopo passo, una strada che un tempo ci definiva e accorgersi che non esercita più alcun potere su di noi.
Il paesaggio è identico, i marciapiedi sono gli stessi, uguali gli angoli a cui girare, perfino i dettagli sembrano rimasti immutati.
Eppure, ciò che è cambiato in modo radicale è lo sguardo che attraversa quel luogo.

Si comprende che non sono gli spazi a trattenerci, ma il significato che attribuiamo loro.
Quando quel significato si dissolve, evapora, la stessa strada diventa la prova concreta della nostra trasformazione.
Camminare dove un tempo ci si sentiva emotivamente prigionieri, ma senza più sentirne il peso, significa osservare con lucidità la distanza che si è creata tra il Sè di ieri e quello di oggi.

Riprendendo quel percorso non si torna indietro.
Si attraversa il passato con una consapevolezza nuova e ogni passo diventa la conferma che la libertà non consiste nell’evitare certi luoghi, ma nel poterli abitare senza che abbiano più il potere di abitare noi.
E la strada diventa semplicemente una strada.

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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