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L’idea di avere tutto sotto controllo è forse la più sottile delle illusioni umane.
Crediamo di orientare il corso degli eventi, di possedere il tempo, di poter dare una forma definitiva a ciò che siamo.
Ma il controllo è spesso soltanto il nome che diamo alla nostra paura dell’incertezza.
La vita, invece, rimane irriducibile a ogni tentativo di possesso: si modifica, sfugge, ti sguscia dalle mani.

Nel momento in cui incontriamo il limite, l’incertezza, la paura di non poter dominare ciò che accade dentro e fuori di noi, allora, la solitudine può assumere un valore essenziale.
Stare da soli significa esporsi senza difese all’incontro con se stessi.
Quando siamo soli viene meno il riflesso degli altri, il conforto delle abitudini e il rumore delle occupazioni.
In quel silenzio emerge una verità scomoda: siamo persone esposte e vulnerabili.
Non padroni dell’esistenza, ma pellegrini che la attraversano.
La fragilità che si manifesta in quei momenti non è un difetto da superare, bensì una rivelazione.
Ci mostra che la nostra condizione più autentica non è il dominio, ma l’apertura; non la certezza, ma la ricerca.
E forse la saggezza consiste proprio in questo: smettere di stringere la vita nella morsa del controllo e imparare ad accoglierla.

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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