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La Casa è un luogo mentale.
È una costruzione interiore che si sovrappone alle mura, ai mobili, agli odori quotidiani.
In questo senso, abitare non significa soltanto occupare uno spazio, ma riconoscersi in esso.

Diventa una sorta di estensione dell’identità: un confine poroso tra il mondo interno e quello esterno, tra ciò che siamo e ciò che ci accade.
È il luogo in cui si apprendono le prime forme di sicurezza, o al contrario, di inquietudine.
Le pareti non sono mai neutre: assorbono emozioni, memorie, tensioni, affetti.
Per alcuni, la Casa è il luogo della protezione, un rifugio in cui il Sè può finalmente abbassare le difese; per altri, può essere uno spazio ambivalente, carico di ricordi complessi.
Eppure, proprio per questa sua natura simbolica resta sempre potenzialmente trasformabile: si può ricostruire, ridefinire, persino reinventare interiormente.

Non è solo dove viviamo, ma come viviamo.
È il modo in cui diamo forma al nostro stare nel mondo.
In questo senso, la Casa è anche un tempo, oltre che uno spazio: il ritmo delle abitudini, il ritmo delle sere, la ripetizione rassicurante dei gesti quotidiani.
Ciò che rende la casa un “porto sicuro” non è la sua perfezione, ma la sua capacità di accogliere.
Accogliere le differenze: persone con storie diverse, sensibilità differenti, bisogni spesso contrastanti.
Una Casa autenticamente abitata è quella che non impone un’identità unica, ma permette a ciascuno di esistere senza sentirsi minacciato.

Una Casa che funziona come porto sicuro è quella che riesce a contenere queste differenze senza annullarle, offrendo uno spazio stabile ma anche flessibile.
È una base, non una prigione.
Un punto di partenza, non solo di arrivo.

La Casa non è solo dove si vive, ma dove si può esistere senza paura.
Un luogo in cui l’identità non deve essere difesa, ma può semplicemente emergere.
Un porto, sì, ma non immobile: un porto vivo, che accoglie, protegge e, quando necessario, lascia anche ripartire.

Ci sono Case che non sono solo luoghi, ma presenze.
Io adesso ti saluto come si salutano le cose vive perché tra queste pareti non ho solo abitato.

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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2 Responses

  1. Sensibilità oltre i muri… ”porosi” …. meraviglioso affresco di cio’ che non è un semplice contenitore, ma un Luogo vero dove si è felici di tornare….
    Io le case le saluto quando parto… ”ciao casina… ci vediamo presto”, e in quel saluto c’è qualcosa di vivo, di umano.

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