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Conosciamo sempre più cose, accumuliamo risposte, ma sappiamo fare le domande?
E, soprattutto, quanto di ciò che chiamiamo conoscenza è davvero pensiero e quanto, invece, è soltanto una forma sofisticata di superficialità?
La quale, del resto, non è sempre ignoranza ma, talvolta, diventa una forma di difesa.
Ci protegge dalla fatica di comprendere, dall’inquietudine del dubbio, dalla possibilità che ciò che scopriamo trasformi l’immagine che abbiamo di noi stessi.
È più rassicurante riconoscere che comprendere; più facile giudicare che interrogarsi; più seducente avere ragione che lasciarsi mettere in discussione.
Ma è proprio qui che si misura la differenza tra informarsi e conoscere, tra parlare e pensare, tra attraversare la cultura e lasciarsi realmente trasformare da essa.
La Filosofia ci consegna una sfida antica e radicale: “mirare”
là dove il pensiero smette di essere un esercizio ornamentale e diventa un’esperienza capace di modificare lo sguardo.
Perché la vera sfida culturale, oggi, sta nel non aggiungere parole al rumore del mondo, ma restituire profondità al pensiero.
Photo by Mara Triplete Bonazzi


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