C’è un momento in cui l’acqua smette di essere un elemento e si trasforma in uno spazio interiore.
Diventa una forma di ascolto: il corpo si rilassa, la mente rallenta e ciò che normalmente resta sullo sfondo torna a farsi sentire.
Il piacere sul corpo ci riporta al presente, alla percezione, al respiro, ed è come se, attraverso il contatto con l’acqua, ritrovassimo una parte di noi che la quotidianità tende a dimenticare.
L’acqua non trattiene nulla, non resta uguale, scorre.
E forse proprio per questo insegna una forma sottile di libertà: lasciarsi attraversare senza opporre resistenza.
“Salus per aquam”, dunque, significa abitare pienamente il proprio corpo, senza sguardi, senza rumore, senza altro bisogno che quello di sentire.
Photo by Mara Triplete Bonazzi


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