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L’essenzialità dei lavori di Melissa McGill, acqua, pigmenti naturali, carta, leganti fatti in casa, e la sinuosità dell’elemento protagonista si rispecchiano nella leggerezza della mostra, dove le opere creano come delle piccole isoledi senso sulle pareti bianche. In particolare, un vero e proprio nucleo formale è quello del trittico intitolato Venetian Lagoon Study.
I tre fogli che lo compongono danno vita a una sequenza in cui delle micro-pennellate sui toni del verde simulano l’incresparsi della superficie riflettente dell’acqua.

Realizzati tra il 2020 e il 2026, i lavori in mostra ruotano attorno al Po e a Venezia: lo dichiarano titoli come Eridano, che rielabora una cartina del grande fiume trovata all’Archivio di Stato di Torino; Delta I, dove la base è un’altra cartina, questa volta della foce; Onde in Piazzetta, San Marco (after Canaletto), in cui McGill interviene su un particolare di un’opera del celebre vedutista veneziano con inserti a penna bianca.

Queste tre opere sono, di fatto, una celebrazione della stratificazione, del continuo aggiungere qualcosa, l’intervento dell’artista, su qualcos’altro di già presente, le cartine o il quadro di Canaletto.
Ed è così che opera l’acqua, assommandosi con leggerezza a sé stessa, con aumenti di portata che possono sia generare vita che distruggerla.

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