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La pigrizia, spesso fraintesa con la semplice inerzia, può essere letta come una forma sottile di resistenza interiore.
Non è fuga, ma selezione: un rifiuto gentile al caos che pretende attenzione continua, risposta immediata, presenza costante.
In questo senso, la persona pigra non è necessariamente chi si sottrae alla vita, ma chi, prova a sottrarsi alla sua versione più frenetica e disordinata.

C’è una dimensione quasi filosofica in questo gesto minimo: rallentare significa restituire alla Vita una qualità che abbiamo smarrito.
Non più linea da percorrere in affanno, ma spazio da abitare.
La pigrizia diventa allora una carezza al Tempo, un modo per non violarlo, per non ridurlo a mera produttività.
È una sospensione che permette alla mente di sedimentare, al pensiero di maturare senza pressione.
Ci si ritrae non per debolezza, ma per evitare la frammentazione, per conservare un’integrità minacciata da stimoli eccessivi.
In un mondo che esalta l’azione, la pigrizia può essere una forma silenziosa di autodifesa, quasi un atto di cura verso sé stessi.
Forse, allora, non tutta la pigrizia va combattuta.
Alcune sue forme vanno ascoltate: potrebbero dirci che non è il movimento a mancare, ma la direzione.

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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One response

  1. A questo proposito succede che si ”sospendono” i giudizi, si fanno sempre piu’ scelte selettive nei riguardi anche delle persone.
    L’intento è solo quello di trattenere il valore ed il contenuto.
    Lasciare andare l’effimero.

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