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Ci sono incontri che non si esauriscono in un piccolo spazio.
Accadono in una zona più sottile, là dove il “conoscere”smette di essere soltanto trasmissione di contenuti e diventa esperienza di relazione.
In un corso può accadere qualcosa di inatteso: c’è chi scopre che, mentre offre strumenti per comprendere qualcosa di nuovo, viene a sua volta interrogato, arricchito, talvolta persino sorpreso dallo sguardo di chi ascolta.
E chi ascolta scopre che non sta soltanto ascoltando qualcosa ma sta entrando in contatto con un modo di pensare, di sentire e di abitare le domande.
Si crea così un legame particolare, discreto e profondo, che non ha bisogno di essere dichiarato per esistere.
È fatto di intuizioni condivise, di silenzi che acquistano significato, di parole che arrivano al momento giusto, di quella rara sensazione di essere compresi non perché qualcuno ci spieghi chi siamo, ma perché ci aiuta a guardare più a fondo.

La sorpresa è forse il dono più prezioso di questi incontri.
La gratitudine nasce proprio qui, in questa reciprocità inattesa.
Non cancella la differenza dei ruoli, non confonde le posizioni: le rende umane.
È questo uno degli aspetti più belli dell’autentica formazione: accorgersi che la conoscenza non procede mai in una sola direzione.
Ogni incontro significativo lascia una traccia in chi parla e in chi ascolta.
Non necessariamente una traccia visibile, né qualcosa che debba essere trattenuto o definito.
A volte è soltanto un piccolo spostamento interiore, una domanda nuova, una fiducia più profonda nella complessità dell’essere umano.

In fondo, insegnare e apprendere, quando accadono davvero, sono due modi diversi di partecipare allo stesso movimento.
Quello della conoscenza che ci attraversa, ci mette in discussione e, silenziosamente, ci trasforma.
I legami più preziosi sono proprio quelli che non pretendono di essere nominati, non chiedono di essere posseduti, ma continuano a vivere nella memoria di ciò che, insieme, ci hanno permesso di comprendere.
Con sorpresa, con gratitudine.
E con quella rara consapevolezza che alcuni incontri, pur restando fedeli alla loro forma e ai loro confini, sanno lasciare un segno che va ben oltre il tempo in cui sono avvenuti.

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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