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S. Posso dirti una cosa?
L. Certo, dimmi.
S. Hai il viso e lo sguardo stanco.
Come mai?
L. Sai, capita. Un po’ il lavoro, i pensieri: passerà.
Anche le responsabilità.
Non sempre sono leggere.
S. È che oggi è faticoso accettarle. Quasi non lo fa più nessuno. E non è giusto.
Non è un buon tempo: senti che tensione nelle parole e nei gesti delle persone?
Ma dobbiamo continuare e fare ciò per cui siamo stati messi qui, adesso.
Nella nostra religione diciamo che, quando si nasce, il “libro” di quella che sarà la tua Vita è già stato scritto da Dio. Non puoi cambiare nulla.
L. Più o meno anche nella nostra… ma io ho sempre fatto fatica a accettarlo.
S. Anch’io. E so che ogni volta che voglio essere libero o penso di scegliere o di cambiare strada, pecco contro il mio Dio, ma proprio non riesco a non farlo.
Ma pecco: lo so!
L. Ti dirò. Mi sembra che tu faccia la cosa più umana possibile, che peccato non è.
Stai qui, fai il meglio che puoi, agisci per rimanere nella mente delle persone che incontri.
Lasci un segno. È Vita, non un peccato.
Non penso che il tuo Dio si arrabbierà tanto con te.

S. sorride e aggiunge una generosa quantità di dolci al sacchetto di pane.

A Safhan, panettiere-filosofo-islamico che ha reso memorabile mezz’ora del mio tempo in panetteria.

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3 Responses

  1. Bellissimo scambio filosofico, un raro momento di autenticita’ in mezzo alla vana chiacchiera che ci frulla ogni giorno il cervello.

  2. ”Stai qui, fai il meglio che puoi, agisci per rimanere nella mente delle persone che incontri.
    Lasci un segno. È Vita, non un peccato.
    Non penso che il tuo Dio si arrabbierà tanto con te.”

    Queste sono le parole che ognuno di noi vorrebbe sentirsi dire ogni giorno ……
    Fantastiche.

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