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Una Gatta ha scelto la borsa come rifugio e orizzonte.
Non è solo un nascondiglio: è una piccola caverna portatile, un universo a tracolla che profuma di strade, mani e giorni che sono passati.
Si infila dentro con la grazia di un pensiero che torna su se stesso e ha bisogno di spazio.
La borsa socchiusa diventa una soglia metafisica: un richiamo inarrestabile, una curiosità infinita.
Da una parte il mondo, rumoroso, esigente, vasto, dall’altra un buio morbido, dove il tempo rallenta e gli angoli si fanno morbidi.

La gatta non si nasconde: si concentra.
Nella borsa tutto si addomestica perfettamente alle sue forme.
Nascondersi, per lei, è un atto di sovranità ed è un modo per dire al mondo: “Ti osservo meglio da qui”.
Perché nell’ombra non si è assenti: si è essenziali.
La Gatta lo sa: la verità non ama la luce piena, preferisce la penombra.
E così resta lì, invisibile e presente, come un segreto custodito.
Quando uscirà, porterà con sé l’odore del dentro, quell’eco di intimità che insegna che ogni creatura, per capire l’universo, deve prima trovare la propria borsa interiore.

Photo by me.
Special Guest: Amanda

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