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L’uomo digitale è ossessivamente connesso al mondo esterno tanto da non concepire la profonda bellezza, e necessità, della solitudine cercata.
Nel virtuale si diventa incorporei, fantasmi fatti di parole e di immagini che incontrano altri fantasmi.
In un’assoluta mancanza del corpo si rimane in contatto, ma senza tatto.
Come si può dimenticare che la persona è sensi, è pelle, e che la ricerca della felicità è anche piacere tattile?

Photo by Mara Triplete Bonazzi

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