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Nel Tempo del Giudizio di Michelangelo Pistoletto è evocata ogni grande tradizione religiosa, tramite un solo segno: l’inginocchiatoio per il cristianesimo, il tappeto da preghiera per l’islam, la statua del Buddha per il buddhismo. L’ebraismo appare tramite due grandi specchi sagomati come le Tavole della Legge.
Davanti a ciascun elemento, superfici riflettenti moltiplicano le immagini e le sovrapposizioni.
Lo specchio è dispositivo che impedisce la fissazione del senso e costringe ogni gesto a restare esposto.
Il rispecchiamento non restituisce mai un’immagine neutra.
Rimanda sempre qualcosa in più: il visitatore che passa, il corpo che si muove, il presente che irrompe dentro simboli nati per durare.
Ogni tradizione è costretta a incontrare la propria immagine oggi, qui, ora.
Non nel tempo sospeso della dottrina. Siamo nel tempo concreto della storia condivisa. Le differenze restano intatte, riconoscibili.
Tuttavia, non possono più chiudersi.
Il sacro smette di funzionare come recinto identitario e diventa relazione, esposizione, responsabilità.

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