L’inquietudine nasce quando ciò che siamo non coincide più con ciò che potremmo essere.
È una forma di “disallineamento interiore”: qualcosa ci disturba, ci sfugge, ci impedisce di stare nel presente con completa tranquillità.
Eppure, proprio questa mancanza di quiete può diventare origine e espressione di un atto rigenerante.
La creatività, spesso non nasce dalla certezza, ma da una domanda.
L’inquietudine apre una fessura nell’ovvio e ci costringe a guardare oltre ciò che già conosciamo.
Dove c’è inquietudine, qualcosa cerca una sua forma: che sia un pensiero, un’immagine, una parola, una possibilità ancora indistinta.
In questo senso, essere inquieti significa non essere completamente riconciliati con il mondo.
E questa non-rassegnazione possiede un potenziale mentale profondo e ci impedisce di considerare definitivo ciò che esiste.
L’inquietudine dice, silenziosamente, che potrebbe esserci un altro modo di essere.
Forse è proprio questo il suo valore creativo: non ci offre immediatamente una risposta, ma ci mantiene aperti alla possibilità.
La sua forza sta nel trasformare il disagio in ricerca, la mancanza in desiderio, l’incertezza in immaginazione.
L’inquietudine è una forma di movimento interiore.
E ogni creazione, in fondo, nasce quando qualcosa dentro di noi rifiuta di rimanere immobile.
Photo by Mara Triplete Bonazzi


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